Pordenone | 21-22 febbraio 2020 "Ripensare la violenza. Il lavoro in rete"

"Ripensare la violenza. Il lavoro in rete" | Pordenone, 21-22 febbraio 2020

Il Dott. Paolo Giulini, la Dott.ssa Francesca Garbarino e altri colleghi del CIPM Milano parteciperanno alle giornate di convegno e formazione "Ripensare la violenza. Il lavoro in rete". Oggetto dell'intervento sarà, in particolare, Il lavoro con gli uomini maltrattanti nella rete milanese” con la presentazione della rete costruita dal CIPM Milano. 

Amare non è guardarsi l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione. Antoine de Saint– Excupéry 

"Il contrasto alla violenza di genere non è soltanto una grande questione di civiltà e di rispetto dei diritti umani ma è oggi anche una vera e propria “questione sociale”, dal momento che riguarda trasversalmente classi, famiglie, generazioni, gruppi etnici di riferimento. È anche un grave problema di salute pubblica, che incide direttamente sul benessere fisico e psichico delle donne e indirettamente sul benessere sociale e culturale di tutta la popolazione (OMS). Le violenze generano spese pubbliche più elevate per i servizi medici, per il sistema giudiziario, per la sicurezza e, soprattutto, per il prezzo pagato dalle future generazioni in termini di disagio e sviluppo. Il territorio di Pordenone si è mostrato particolarmente sensibile a queste problematiche, dando vita diversi strumenti condivisi, e sono stati avviati diversi protocolli, grazie ai quali i diversi soggetti pubblici e privati interessati e coinvolti dal fenomeno della violenza di genere hanno cominciato a lavorare in rete, con finalità operative – ovvero per condividere una metodologia integrata d’intervento sulle situazioni di violenza di genere tra tutti gli operatori dei diversi servizi territoriali e istituzioni coinvolti – e con finalità culturali, mirati principalmente alla prevenzione. Un lavoro di rete auspicato anche dalla Convenzione di Istanbul, che si è sviluppato in diverse tappe" si legge nella locandina dedicata all'evento.

Per maggiori informazioni e per iscriverti contatta info@listrice.it oppure il +39 3297752884

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Domenica 23 febbraio, inoltre, il Dott. Paolo Giulini, la Dott.ssa Francesca Garbarino e colleghi partecipano alla formazione sul trattamento dei rei sessuali insieme ai colleghi dell'A.P.S. L’Istrice di Pordenone.


CIPM Emilia | Piacenza: 40 uomini “in cura” per imparare a rispettare le donne

Il Presidio Criminologico Territoriale di Piacenza è il servizio che, attraverso colloqui individuali e interventi di gruppo, si occupa del trattamento di soggetti che hanno commesso maltrattamenti o reati sessuali.

https://www.youtube.com/watch?v=WVH1ygH0gfQ

"Nel 2011, anno di nascita del presidio, gli uomini in trattamento erano tre" si legge nell'articolo di Telelibertà Piacenza. Oggi, gli uomini che si sono rivolti al servizio sono 40: italiani e stranieri, di ogni età e ceto sociale. "Hanno maltrattato mogli, fidanzate ed ex oppure hanno commesso reati sessuali. Molti hanno scelto spontaneamente di aderire al progetto, altri sono stati  inviati da avvocati, servizi sociali, forze dell’ordine e carcere".

L’obiettivo del lavoro trattamentale è quello di comprendere l’origine della violenza e prevenire la recidiva.

Guarda il servizio dedicato di Telelibertà Piacenza con l'intervista alla Dott.ssa Glenda Marafante, psicologa e psicoterapeuta del CIPM Emilia.

 


Ciclo formativo "Un altro me": 6-7 febbraio 2020, Palermo

Prevenire e trattare la violenza relazionale e contro le donne: un modello di intervento integrato | 6-7 febbraio 2020, Palermo

Il Dott. Paolo Giulini, criminologo clinico, Responsabile e coordinatore promotore dell'Unità di Trattamento Intensificato per autori di reati sessuali della II Casa di Reclusione Milano-Bollate,  ha partecipato al ciclo formativo "Un altro me. Percorsi clinici e di sostegno psico-sociale agli autori di violenza di genere. Aspetti giuridici e clinica socio-psico criminologica" per presentare un modello integrato di prevenzione della violenza e trattamento degli autori.

"Dodici femminicidi dall’inizio dell’anno, cinque donne uccise in soli due giorni, sei in una settimana (...). I numeri segnalano un’urgenza riportata da più di una relazione di apertura dell’anno giudiziario, dalla Sicilia alla Lombardia: ecco perché se è certamente utile proteggere le vittime, per affrontare il problema serve intervenire anche verso i maltrattanti. Non è l’anno zero e il percorso formativo proposto (...) a Palermo fa tesoro delle analisi e dei risultati di chi sia in Italia che in Europa ha cominciato ad interrogarsi sul metodo oltre che sul merito della questione e ha elaborato strategie e programmi di training" ha ricordato ilSicilia.

Per leggere l'articolo di ilSicilia, clicca qui.

 

"Per una tutela più avanzata delle vittime di violenza occorre occuparsi anche del maltrattante: è questa la sfida al centro del modulo formativo (...) destinato a operatori sociali e sanitari dell'Uiepe Sicilia, con la partecipazione di magistrati, forze dell'ordine, docenti universitari e istituzioni invitati dalla Fondazione Progetto Legalità onlus per favorire un approccio interistituzionale al contrasto alla violenza di genere" ricorda Il Tempo.

Per leggere l'articolo di Il Tempo, clicca qui.


RigenerAzione Urbana: piante al posto dei rifiuti con la partecipazione del CIPM Sardegna

RigenerAzione Urbana: il progetto sociale con la partecipazione del CIPM Sardegna

"La rivolta di Sant'Elia contro il degrado e la sporcizia parte dagli abitanti, cioè da chi è costretto ogni giorno a convivere (...) con cumuli di rifiuti sparsi nelle strade e scene di spaccio sotto le finestre di casa" si legge nell'articolo di Massimo Ledda dedicato al progetto sociale RigenerAzione Urbana. La rivolta parte così dai residenti: "ultimato il lavoro di raccolta della spazzatura e di bonifica delle sterpaglie, sono state messe a dimora le prime piantine [che] hanno preso il posto delle carcasse di motorini bruciati e dei bastoni di plastica colmi di immondizia".

Il progetto è cofinanziato dalla Fondazione Carlo Enrico Giulini e promosso, tra le altre realtà, anche dal CIPM Sardegna.

Guarda l’interessante video realizzato da Unione Sarda cliccando qui.

 


Io dentro io fuori: "Buttare la chiave? La sfida del trattamento per gli autori di reati sessuali" con Francesca Garbarino

"Buttare la chiave? La sfida del trattamento per gli autori di reati sessuali" | Lecce, 24 gennaio 2020

Nell'ambito del percorso "Io dentro io fuori", un percorso di pratiche filosofiche in tema di politiche di genere, la Dott.ssa Francesca Garbarino, criminologa e Vice Presidente CIPM, presenta il libro "Buttare la chiave? La sfida del trattamento per gli autori di reati sessuali", di cui è co-autrice. La Dott.ssa Garbarino lavora da anni nell'ambito dell'intervento trattamentale con uomini maltrattanti e sex offender, sia presso l'Unità di Trattamento Intensificato per autori di reati sessuali della Casa di Reclusione di Milano-Bollate, sia sul territorio presso il Presidio Criminologico Territoriale del Comune di Milano. Il libro presenta i fondamenti teorici e la struttura del trattamento, che si pone come principali obiettivi la prevenzione della recidiva e la garanzia di una maggiore sicurezza sociale, promuovendo in primis una riflessione critica sul reato.


Speciale TG1 "Ogni 72 ore"

Speciale TG1 "Ogni 72 ore"

All'interno dello Speciale TG1 "Ogni 72 ore" di Enrica Majo il Dott. Paolo Giulini e la Dott.ssa Francesca Garbarino, criminologi e, rispettivamente, Presidente e Vice Presidente del CIPM, raccontano il lavoro trattamentale con uomini maltrattanti e sex offender.

Rispetto a queste persone, la Dott.ssa Garbarino ha ricordato: “E' difficile fare un profilo di personalità degli uomini violenti, anzi forse è fuorviante, nel senso che rischia di portarci a una categorizzazione (…) e quindi a dire "è altro da me, è altro da noi" e quindi non porta ad affrontare il problema, ma ad allontanarlo”.

"Spesso queste persone hanno subito delle condizioni, non sempre traumatiche, ma (...) disfunzionali, nella loro storia evolutiva. Incontriamo persone che sicuramente hanno avuto un’infanzia non protetta e dunque si tratta di lavorare su questi aspetti. È un lavoro lungo, richiede un intervento di sistema ed è quello che stiamo cercando di fare" afferma il Dott. Giulini, sottolineando così la necessità di prevedere programmi di intervento sia in carcere sia sul territorio: "Si tratta di strutturare dei programmi di intervento trattamenti sia in carcere dedicati a imputati e condannati sia per reati sessuali sia per reati di violenza domestica o atti persecutori e dare la possibilità sul territorio di un servizio che possa far continuare queste persone in un lavoro trattamentale durante la pena o a fine della pena oppure far lavorare delle persone sulla loro questione violenta anche indipendentemente da una condanna", su base volontaria.

Il servizio porta anche la testimonianza di Giuseppe, un uomo che ha frequentato l'Unità di Trattamento Intensificato presso la II Casa di Reclusione di Milano-Bollate dopo esser stato condannato per aver commesso una violenza sessuale nei confronti di una ragazza poco più che maggiorenne. "Questa frequentazione all’inizio ha avuto i canoni di una normale frequentazione. Per mettere in pratica alcuni atteggiamenti devi acquistare la fiducia. Accordo di vedersi a casa mia e c’è il rifiuto. Allora a questo punto arriva la minaccia (…) con una pistola (...). È chiaro che di fronte a una situazione di questo genere oggi penso a delle cose che non potevo assolutamente pensare a quel tempo altrimenti non le avrei commesse. (...) L’altro era un mezzo per raggiungere uno scopo".

Ricordando il percorso trattamentale intrapreso afferma: "Mi sono messo a lavorare all’interno di un’equipe trattamentale per due anni, dove si fa una revisione critica di ciò che l’indiviudo ha commesso, cercando di capirne le motivazioni, gli atteggiamenti (…) non se ne esce completamente (…). Il percorso non finisce con la fine della carcerazione. Qualora io dovesse sentirmi in difficoltà o avere dei segnali premonitori, so dove rivolgermi".

Altra testimonianza è quella di Mario, maltrattante, che  racconta la sua storia dall'infanzia al futuro. 

"Inizialmente c'erano delle liti molto banali [si riferisce alla compagna], (...) alla fine si passa poi alla violenza (...) lei si arrabbiava poi mi menava, io la allontanavo fino a quando una volta l'ho spinta sul letto, lei era già incinta (...) lei lì mi minacciò e mi disse che mi avrebbe lasciato (...) Quando lei mi picchiava non facevo niente perchè comunque ho visto mia mamma che aveva sofferto appunto delle violenze da parte di mio padre e allora io, ricordando la sofferenza di mia mamma, cercavo di evitare queste cose qua perchè se no mi sarei comportato uguale a mio padre ed è una cosa che non ho mai voluto (...). Ho cercato di non fare come faceva mio papà perchè io la sofferenza di mia mamma me la ricordo". "(...) ho scoperto di essere malato di rabbia (...) sono arrivato oltre, ho messo le mani al collo. Lì mi sono reso conto che c'era effettivamente qualcosa che non andava perchè mi ero comportato appunto come faceva mio papà"

E raccontando la sua infanzia ricorda: "Quando ero piccolo sono stato abusato da un ragazzo che era molto più grande di me, aveva 10 anni in più di me, io ne avevo 5. Sono stato abusato sessualmente e infatti questa cosa qui ha inciso molto nella mia vita perchè.. ora poi ho compreso, dopo tante sedute e tanti anni, perchè comunque sono in cura dal 2014 con una psicologa (...) ho imparato a convivere con me stesso. Non si cambia, ma semplicemente si migliora. (...) Ho un buon lavoro, mio figlio (...) sta crescendo, mi ama e sto facendo il possibile per creare poi un rapporto con lui che sia sano"

Infine, in merito al Protocollo Zeus, Alessandra Simeone, Direttrice della Divisione anticrimine della Questura di Milano, ha affermato che "(...) per aiutare a 360° la donna [dobbiamo] necessariamente agire attraverso la rieducazione del maltrattante. Molto spesso le donne (...) sono legate da un rapporto stretto, purtroppo, al loro carnefice (...) sono ambivalenti. Abbiamo avuto l'idea di far seguire all'ammonimento del questore, che è una misura di prevenzione che viene adottata nei casi di stalking, maltrattamenti e cyber bullismo previsti dalla legge, un progetto di  rieducazione, un percorso trattamentale per i soggetti ammoniti", percorso che viene avviato proprio presso il CIPM. Come ricorda il Dott. Paolo Giulini, questo lavoro di prevenzione non solo ha dato risultati incoraggianti, ma è fondamentale in quanto, studi effettuati nella criminologia americana, riportano che il 76% delle donne che sono state uccise avevano in precedenza segnalato degli atti persecutori.

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Università Bicocca: lezione del Dott. Giulini durante il CORSO di Alta Formazione sull’Esecuzione delle pene e le Misure di Sicurezza

Il Dott. Paolo Giulini interverrà come docente all'interno della lezione del 24 gennaio 2020 del CORSO di Alta Formazione sull’Esecuzione delle pene e le Misure di Sicurezza dell'Università Bicocca di Milano. Affronterà in particolare il tema del trattamento in carcere per i sex offender.


Formazione “Presa in carico e trattamento del maltrattante e del reo sessuale” con ASST Valtellina e Alto Lario

“Presa in carico e trattamento del maltrattante e del reo sessuale”

Il Dott. Paolo Giulini, la Dott.ssa Francesca Garbarino, la Dott.ssa Laura Emiletti e la Dott.ssa Sabina Rapella parteciperanno alla formazione dell'ASST Valtellina e Alto Lario relativa alla presa in carico e al trattamento del maltrattante e del reo sessuale. La formazione si terrà presso l’aula magna dell’Ospedale di Sondrio nei seguenti giorni:

  • 14 e 23 gennaio 2020
  • 12 e 19 febbraio 2020. Il modulo formativo riguarderà l'intervento clinico criminologico integrato e particolare attenzione sarà dedicata ai seguenti temi: la costruzione del campo del trattamento: dimissioni e continuità della presa in carico tra interno ed esterno; la valutazione del rischio; la costruzione della rete territoriale; nuovi strumenti giudiziari di contenimento; casi clinici ed esercitazioni pratiche

 

 


CIPM Lazio

Il CIPM è lieto di annunciare la costituzione della sede del CIPM Lazio con Presidente la Dott.ssa Carla Maria Xella, psicologa e psicoterapeuta esperta nel trattamento dei sex offender e autrice del libro "Buttare la chiave?" insieme al Dott. Paolo Giulini, criminologo clinico e Presidente CIPM.

 


Si può prevenire la violenza di genere? il protocollo Zeus a Radiopopolare

"(...) come prevenire la violenza di genere? Innanzitutto, prendendo in carico le segnalazioni prima che diventino reati penali e provare a intervenire. Due gli strumenti: l’ammonimento del Questore per chi mette in atto comportamenti molesti o violenti, fisici o psicologici, e il protocollo Zeus, ovvero un tentativo di trattare la persona ammonita perché provi a mettersi in discussione" si legge all'interno dell'interessante articolo di Radiopopolare dedicato al Protocollo Zeus.

E prosegue: "Lo strumento identificato dal legislatore per prevenire la violenza di genere prima che sia troppo tardi è da qualche anno l’ammonimento anche per i maltrattamenti in famiglia e mette sullo stesso livello la segnalazione della vittima e quella di qualsiasi altra persona. Può farlo chiunque, con la garanzia dell’anonimato nell’ambito delle fasi del procedimento amministrativo (...) E adesso che abbiamo ammonito l’uomo, cosa succede nella vita reale? (...) La Questura di Milano, prima in Italia (...) ha fatto un protocollo con il [CIPM] (...) e ha stabilito che tutti i soggetti ammoniti per stalking, violenza di genere e cyber bullismo dopo l’ammonimento svolgano un percorso di recupero trattamentale in questo centro" in un'ottica di prevenzione di una pericolosa escalation.

Paolo Giulini, Presidente CIPM, ha spiegato che, durante i colloqui, criminologi e psicologi lavorano per aiutare le persone a riflettere sulle loro fragilità e sulle conseguenze lesive delle proprie azioni.

Rispetto ai risultati, Paolo Giulini ha inoltre affermato: "Abbiamo avuto 213 invii per l’ammonimento e di questi 170 sono state le persone che si sono presentate, pur non essendo obbligate a farlo. Abbiamo una statistica interessante del 79% dell’efficacia di presentazione. Delle persone presentate – questo è un fattore importante per noi criminologi perchè poi noi dobbiamo lavorare sulla prevenzione della recidiva e sulla gestione delle situazioni di pericolosità che si è manifestata – sono 17 le persone che hanno reiterato le condotte per le quali sono state ammonite. (...) Se solo il 10% ricade in un comportamento molesto, il protocollo funziona e per questo verrà esteso a tutte le questure del Paese".

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